sabato 11 febbraio 2012

Buon week-end con una crostata salata......ma non troppo!

Sì, una crostata salata, ma non troppo. E' questo il titolo del nuovo contest, indetto dalla Rigoni di Asiago. Il fine del concorso è riuscire ad utilizzare una marmellata per esaltare il gusto di una crostata salata. Potevo mai esimermi dal partecipare? E certo che no! Una sfida simpaticissima, che non potevo farmi scappare. E poi voi lo sapete quanto mi piacciono i classici.......quindi perchè non rivisitarne uno?
Stavolta parliamo della pizza di scarola, trasformata in crostata, grazie all'utilizzo di una brisè integrale e profumata agli agrumi, grazie alla marmellata fiordifrutta!
Direi un risultato davvero eccellente a giudicare dalla velocità con cui è stata divorata, in cui la caratteristica dolcezza della scarola ben si equilibria con l'acidità della marmellata e in cui la nota rustica della pasta brisè integrale ben si armonizza con l'uva passa e i pinoli, tipici della ricetta originale.
Con questa ricetta, auguro a tutti voi una buona domenica e ringrazio Rigoni di Asiago per aver dato a tutte noi foodbloggers la possibilità di partecipare a questa bella iniziativa.
E mi raccomando, rimanete in casa al calduccio!!!!!


Crostata di scarola profumata agli agrumi



Ingredienti per la brisè integrale
300 gr di farina 0 Molino Chiavazza
200 gr di farina integrale Molino Chiavazza
250 gr di burro
180 gr di acqua fredda
10 gr di sale fino Gemma


Ingredienti per il ripieno
2 cespi di scarola
3 filetti di acciuga sott'olio
1 cucchiaio di pinoli
1 cucchiaio di uvetta
1 cucchiaio di capperi dissalati
2 cucchiai di Fiordifrutta Rigoni di Asiago agli agrumi 
1 spicchio d'aglio in camicia
sale fino Gemma q.b.
pepe nero Tecal q.b.
1 cucchiaio di olio extravergine d'oliva Dante Terre Antiche




  • Innanzitutto, prepariamo la brisè, come segue. In un mixer (anche in planetaria) mettere le farine, il burro freddo a pezzetti e il sale. Fare andare a velocità sostenuta fino ad ottenere uno sfarinato (briciole).
  • Porre le briciole ottenute su di un piano di lavoro o in una ciotola. Aggiungere gradatamente l’acqua ed impastare velocemente, fino ad ottenere un impasto compatto ed elastico.
  • Riporre in frigo a riposare per almeno un’ora.
  • Nel frattempo, preparare la scarola. Lavare accuratamente i due cespi, eliminando le foglie più esterne.
  • All'interno dei cespi, porre i pinoli, l'uvetta e i capperi. Salare e pepare.attenzione al sale perchè i capperi sono già salati!
  •  Legare stretto con dello spago da cucina, in modo che l'interno non fuoriesca, durante la cottura.
  • In una padella capiente,mettere l'olio, le acciughe e l'aglio schiacciato.
  • Far rosolare ben ben a fuoco basso, fino a che le acciughe si sfaldino.
  • Eliminare l'aglio e aggiungere i cespi legati ben bene.
  • Far rosolare e poi abbassare il fuoco e continuare la cottura, chiudendo la padella con il coperchio.
  • In tal modo, il vapore che si creerà all'interno cucinerà la verdura, lasciandola morbida.
  • La cottura durerà circa 20 minuti. Lasciar raffreddare.
  • Liberare la scarola dallo spago e tagliare ciascun cespo in due.
  • Con la pasta brisè, rivestiamo una teglia  per crostata da 30 cm di diametro imburrata o foderata con carta forno, tenendo da parte un pò di pasta, che ci servirà per le strisce.
  • Sul fondo della crostata, stendere due cucchiaiate si marmellata fiordifrutta agli agrumi in uno stato sottile.
  • Adagiare la scarola sulla pasta  avendo cura di recuperare tutto ciò che abbiamo messo al loro interno. 
  • Decoriamo a piacere con strisce di pasta.
  • Cuocere in forno statico a 200° per 45 minuti, fino a completa doratura.
Questa ricetta partecipa al contest


mercoledì 8 febbraio 2012

La cucina ritrovata_parte seconda: il resoconto.

Come vi avevo anticipato qui, sabato 28 gennaio ho assistito alla presentazione del libro "La cucina ritrovata",  una sorta di viaggio gastronomico lungo tutto lo stivale, alla scoperta dei piatti di una volta, di quei sapori di un tempo, che difficilmente oggi troviamo sulle nostre tavole. Piatti dimenticati, ma ritrovati, che trovano una nuova vita tra le pagine di questo libro, grazie al lavoro di Andrea Guolo e dei suoi "food reporter" un po' "mangioni", che con dedizione (e ovviamente forchetta pronta!) sono andati a stanare quelle attività ristorative che ripropongono questi piatti.
Bellissima la location dove si è tenuto l'evento, Villa Ca' Zane Martin, un posto anch'esso "riscoperto" e rinato dopo anni di restauro e che da pochi mesi si è trasformata in una struttura alberghiera e ristorativa di alto livello.
Ho conosciuto Andrea, una persona simpatica e disponibile, dagli occhi illuminati dal guizzo del giornalista curioso e dedito al suo lavoro. Un'idea davvero brillante la sua, perché oltre a esaltare gli ineguagliabili sapori e profumi di un tempo, il libro è anche una vera e propria guida. Ogni ricetta, infatti, è corredata da una recensione del ristorante dove il piatto viene eseguito secondo la tradizione.
Ovviamente alla presentazione ha fatto seguito la degustazione di alcuni dei piatti veneti, raccontati nel libro.
Inenarrabili i profumi orientali del  "savor de gamberi", delizioso il " risotto co le secoe" e superbi gli "storti del Dolo". Questi ultimi non li troverete nel libro. Diciamo pure che hanno rappresentato un gentile e dolce omaggio a quanti sono intervenuti. Gli storti del Dolo sono un dolce tipico dolese, che si preparava un tempo, durante il periodo del Carnevale. Il bravissimo chef  Paolo Urbani ha ritrovato e riproposto la ricetta in maniera magistrale. Che Paolo fosse uno chef straordinario lo sapevo già, ma penso che quelle sue graziose nuvole di cialda e panna fresca rimarranno impresse nella memoria delle mie papille gustative per un bel pò!!!!!


Ovviamente, io ho fatto ritorno a casa, oltre che con la pancia piena, con una copia del libro autografata da Andrea e subito mi son messa all'opera. Dopo una "scorpacciata veneta", mi son lasciata incuriosire dai piatti della tradizione campana.  Eh, sì, ancora una volta non sono riuscita a resistere al richiamo delle origini.! Così mi son fatta far compagnia in cucina da questo bel libro e ho preparato "o' bror' e purp' " (il brodo di polpo), così come Matilde Serao lo raccontava un tempo e proprio come lo racconta oggi Camilla Nobler nel testo.
Niente di troppo difficile, un piatto semplicissimo, lo street food partenopeo di una volta, che l'hccp ha bandito definitavamente dalle strade, ma che sottobanco si trova ancora!!!!

Accompagnato da crostoni di pane semi integrale a lievitazione naturale è davvero speciale!
La ricetta della meravigliosa pagnotta, che vedete nelle foto e che il mio forno mi ha regalato qualche giorno fa, la posterò a breve. Anche perché vi e mi attendono delle belle novità riguardo alla mia passione per i lievitati! Non perdetele!


O' bror' e purp'

Ingredienti
1 polipo grande
acqua qb
sale qb
pepe qb
  • Portare a bollore un'adeguata quantità d'acqua salata.
  • Immergere il polipo ripetutamente , fino a che i tentacoli si saranno arricciati.
  • A questo punto, lasciar cuocere il polipo nell'acqua per circa 30' .
  • Quando il polipo sarà cotto, versare del brodo violaceo di cottura in una tazza, insieme qualche pezzo di "ranfa" (tentacoli)
  • Aggiungere pepe fresco, mescolare e bere il brodo pronto.




venerdì 3 febbraio 2012

Un buon piatto di pasta per un bel premio.

Con questo post voglio ringraziare un bel po' di persone. A cominciare dalle aziende che hanno voluto continuare la loro collaborazione con me, tra cui Olio Dante, per passare a quelle che hanno voluto intraprenderne una nuova, come Gemma e  Verrigni, la cui pasta è protagonista di questo post.
E poi volevo ringraziare Lara di "la barchetta di carta di zucchero" e Maria di "Le dolci creazioni di Maria", per aver pensato a me per questo premio.



E in cambio di questo bel premio, come da regolamento, vi racconto 7 cose di me:
  1. Ciò che amo di più al mondo è mia figlia Lulù, insieme al mio Maury.
  2. Amo la mia terra, che, insieme ai miei tanti amici di sempre, mi manca tantissimo e dove spero un giorno di poter ritornare.
  3. Senza le mani in pasta non so stare.
  4. Mi arrabbio facilmente e sono permalosissima.
  5. Adoro leggere gialli.
  6. Come tanti giovani, sogno il posto fisso, che non ritengo una monotonia, ma la giusta ricompensa di una vita passata sui libri.
  7. Non sarà fisso, ma il mio lavoro di docente lo faccio con dedizione, tanta quanto ne spendo in cucina.
E passo il testimone a :
  1. Elifla di "cuocicucidici"
  2. Loredana di "La cucina di mamma Loredana", che per questo mese ci ospita per il recipe-tionist, grande idea di Elifla.
  3. Inco di "DolceeHobby"
  4. Valentina di "Cucina e cantina"
  5. Lucia di "Ambrosia e Nettare"
  6. Monica di "Un biscotto al giorno"
  7. Rosy di "Pasticciando con Rosy"
  8. Glo 83 di "fashion, food & various thoughts"
  9. Serena di "verdepomodoro"
  10. Serena di "L'omin di panpepato"
  11. Lory di "Lorybbistrot"
  12. Claudia Annie di "Le ricette dell'amore vero"
  13. Debora di "Creare con lo zucchero"
  14. Pasquale di "I sapori del mediterraneo"
  15. Oma Duck di "Zucchero incantato"
E ora godetevi questo bel piatto di Fusilli con broccolo romanesco e stracchino. Davvero deliziosi!




Ingredienti per 3 persone
210 gr di fusilli trafilati al bronzo Verrigni
350 gr di broccolo romanesco
150 gr di stracchino
2 cucchiai di olio evo Dante "Terre antiche"
2 acciughe sott'olio
sale grosso Gemma q.b.
aglio a fette Tecal
peperoncino in polvere



  • Mondare e sbollentare il broccolo in abbondante acqua salata. Mettere da parte e conservare l'acqua di cottura.
  • Quando si sarà raffreddato, sminuzzare il broccolo.
  • In una padella capiente, soffriggere l'aglio con l'olio, il peperoncino e l'acciuga.
  • Aggiungere il broccolo, salare e lasciar andare a fuoco basso per un po'. Nel caso, si dovesse asciugare troppo, utilizzare un po' di acqua di cottura della pasta
  • Nel frattempo, cuocere la pasta nella stessa acqua in cui si è cotto il broccolo.
  • Scolare la pasta e saltarla nella padella insieme al broccolo. Mescolare ben bene il tutto sul fuoco per qualche minuto.
  • Aggiungere lo stracchino a pezzettoni. Il formaggio si scioglierà formando una gustosa cremina.



domenica 29 gennaio 2012

Happy hour time: panettoncini glassati alle arachidi

Happy hour, ora felice. E' tanto di moda, ma perchè mai sorseggiare una bevanda in compagnia si indicherà con l'appellativo di "ora felice"? Sembra che questa piacevole consuetudine abbia visto gli albori in Inghilterra già un pò di anni fa, dove i baristi tentavano di attirare l'attenzione dei clienti, all'uscita dall'ufficio, con sconti sulle bevande e stuzzichini vari. Comunque sia, la moda è ormai dilagata anche in quel dei nostri e la cosa attira non poca gente. E' così che intorno alla 19, i nostri bar si riempiono di cultori dell'aperitivo, che accompagnano bibite di ogni genere a piatti da buffet, che, nella maggior parte dei casi costituiscono una vera e propria cena.
Il Veneto è la patria dello spritz, aperitivo a base di prosecco e Aperol, che spesso mi ritrovo a sorseggiare seduta al bar. Quando ho letto del contest di Nanni e Lolly, ho pensato che avrei potuto partecipare, provando qualcosa che potesse andar bene proprio con lo spritz. Allora ho provato, questi piccoli panettoni gastronomici alle arachidi, tratti dal libro "Tutta la bontà del pane" di Sara Papa
Fantastici se accompagnati da una mousse al prosciutto, ottimi con una mousse di ricotta ai pomodori secchi, ne ho modificato la ricetta, cambiando i tipi di farina, aggiungendo parmigiano e utilizzando esclusivamente lievito madre. Buon happy hour a tutti!!!!!



Ingredienti per 4 panettoncini:
180 gr  farina manitoba Molino Chiavazza (250 gr se si utilizza solo lievito di birra)
50 gr di arachidi salate
100 gr di pasta madre rinfrescata almeno 3 volte (in alternativa 10 gr di lievito di birra)
70 gr di latte intero ( 100 gr se si utlizza solo lievito di birra)
1 tuorlo d'uovo grande
20 gr di zucchero
25 gr di burro
30 gr di parmigiano reggiano 
un pizzico di sale dei papi tecal

per la glassa
1 albume
25 gr di arachidi
25 gr di parmigiano reggiano





  • Nella ciotola della planetaria, stemperare la pasta madre con il latte e lo zucchero, utilizzando il gancio K a bassa velocità. Tale operazione può essere fatta tranquillamente anche a mano.
  • Aggiungere 2/3 della farina e impastare fino ad incordare bene l'impasto, portando la macchina a velocità 1. 
  • Aggiungere il tuorlo e il sale e la farina rimanente, sempre con la macchina in movimento, facendo in modo che l'incordatura non venga meno.
  • Aggiungere il burro morbido, a pezzetti e poco per volta, aggiungendo il pezzetto  successivo solo quando il precedente sarà stato assorbito.
  • Attenzione all'elasticità dell'impasto: fare in modo che l'incordatura regga.
  • Montare il gancio, aggiungere il parmigiano e le arachide spezzettate grossolanamente e far andare la macchina a velocità 1 per qualche minuto.
  • Lasciar riposare circa mezz'ora l'impasto in una ciotola leggermente oleata con olio di semi di arachidi e coperto con pellicola.
  • Dividere l'impasto in 4 parti, arrotondare e far lievitare negli appositi pirottini, fino al bordo.
  • Nel frattempo preparare la glassa, amalgamando le arachidi frullate con l'albume e il parmigiano.
  • Distribuire la glassa sulla superficie dei panettoncini, al termine della lievitazione un attimo prima di infornarli. si può utilizzare una sac-à- poche, ma a me è bastato un cucchiaino.
  • Cuocere in forno caldo per 15-20 minuti a 220°C.
  • Lasciar raffreddare.


 per la mousse di prosciutto
250 gr di ricotta
250 gr di prosciutto cotto
sale dei papi Tecal qb
pepe bianco Tecal qb
  • In un cutter, omogeneizzare il prosciutto. Aggiungere la ricotta e amalgamare il tutto.
  • Salare e pepare a piacere.

 per la mousse ai pomodori secchi
250 gr di ricotta
10 pomodorini secchi sott'olio
sale dei papi Tecal qb
pepe bianco Tecal qb
  • In un cutter, tritare i pomodorini. dopo averli sgocciolati ben bene dall'olio.
  •  Aggiungere la ricotta e amalgamare il tutto.
  • Salare e pepare a piacere.



Questa ricetta partecipa al contest di Nanni e Lolly


sabato 28 gennaio 2012

La cucina ritrovata.......

Questa mattina alle ore 11 presso "Villa Ca' Zane Martin" a Sambruson di Dolo, si terrà la presentazione del libro "La cucina ritrovata" di Andrea Guolo, che è in libreria dal 23 gennaio.
Si tratta di un vero e proprio rilancio dei buoni piatti della tradizione gastronomica italiana, dimenticati dalla ristorazione. Un evento, sicuramente, da non perdere, con " risotto co le secoe", "savor de gamberi" e una terza sorpresa, a cura dello chef Paolo Urbani.


Non perdete, nei prox giorni, il resoconto dell'evento.




martedì 24 gennaio 2012

Quando il cibo non è solo necessità: comfort food e pane biscottato

Il cibo come consolazione, ricordo, sapore e profumo di un tempo.
Profumi e sapori che rimangono dentro, scolpiti nella memoria olfattiva e degustativa di ognuno, che ogni tanto ritornano. Ritornano insistenti, come un dejavu.
A chi non è capitato, almeno una volta, di voler trovare pace in un cioccolatino in un momento di sconforto o di riscaldarsi con una minestra calda in una serata fredda? A chi non è mai capitato, almeno una volta, di ricordare una persona cara, davanti ad un bel pezzo di torta di mele dal magico profumo? 
Il cibo, dunque, non è solo il mezzo attraverso cui si soddisfa la fame e molto si può dire a riguardo.
Quando ho letto dell'iniziativa del Molino Chiavazza, ho avuto un lampo, un flash. Ho immediatamente pensato alla ricetta, oggetto di questo post. Sì, perchè per me il vero cibo del conforto è quello che si consuma tra le mura domestiche, quello che si gusta con le persone care. E' il cibo della condivisione. Un piatto semplice, che mi ricorda il duro lavoro che si faceva nella nostra casa di campagna, quando si preparava il pane nel forno a legna. Quanti bei ricordi!




Eh sì, ancora una volta pane!!!! Ma non una semplice pagnotta. Qui parliamo di altro. Parliamo di pane biscottato. O meglio di "pan tuost", così come si suole chiamarlo dalle mie parti. Si prepara in due tempi. nel senso che dopo aver portato a cottura dei semplici filoni, questi vengono tagliati a pezzi (rigorosamente a mano) e poi rimessi in forno per eliminare l'umidità. Ben conservati, questa sorta di biscotti, si mantengono molto a lungo, quindi fa sempre comodo averne un po' in dispensa, soprattutto quando si resta senza pane fresco!!! Si tratta, dunque, di pezzi di pane molto duri, che per essere consumati vanno messi a bagno nell'acqua di fonte e poi conditi a proprio piacimento. Ottimo con l'insalata di scarola, lungo la costiera amalfitana, 'o' pan' tuost'  costituisce il cibo dei pescatori, che lo bagnano con l'acqua di mare, per poi gustarlo tra le onde.  Ma un classico intramontabile, il piatto che mi riporta indietro con la mente, a quando poco più che bambina guardavo stupefatta le mie zie impastare e spianare, che per me rimane il confort food per eccellenza è "o'pan tuost ca' pummarola".
E' stato, quindi, mentre filosofavo sul concetto di comfort food che mi son detta: " non avrò a disposizione il forno a legna, ma ci posso provare a farlo in casa. Se ci riesco, sarà utile anche per chi leggerà queste righe! Ci si può provare, no?"
 E così è stato! Piatto semplice, profumo di un tempo e comfort food della tradizione!
Non mi resta che augurarvi............buon appetito!

"o'pan tuost ca' pummarola".
Ingredienti:
200 gr di pasta madre
370 gr di acqua
200 gr di farina manitoba Molino Chiavazza
250 gr di farina 0 Molino Chiavazza
150 gr di farina integrale Molino Chiavazza
15 gr di sale Tecal
1 cucchiaino di malto d'orzo


  • Inserire nella ciotola dell'impastatrice l'acqua, la pasta madre e il malto d'orzo. Montare la foglia (gancio K) e far andare la macchina a bassa velocità, fino al completo scioglimento della pasta madre.
  • Aggiungere le farine e azionare la macchina a velocità 1,5. Far andare fino a che la farina avrà assorbito l'acqua (circa un minuto). Aggiungere il sale, fintanto che l'impasto risulti ancora umido.
  • Montare il gancio e impastare a lungo, fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo.
  • Spegnere la macchina e porre l'impasto su di un piano di lavoro leggermente infarinato. Lavorare brevemente e riporlo in una ciotola a riposare per almeno due ore, ricoperto da pellicola.
  • Trascorso questo tempo, prendere l'impasto ed eseguire un giro di pieghe di rinforzo, come segue:  
  • stendere l'impasto in un rettangolo con le mani, facendo attenzione a non far fuoriuscire i gas prodotti dalla prima lievitazione; portare il lembo superiore verso il centro e sovrapporvi il lembo inferiore. Si ottiene, così, un rettangolo più stretto, di cui ora vanno sovrapposti i lembi destro e sinistro, portandoli verso il centro, come fatto prima. Porre nuovamente nella ciotola a riposare, con le pieghe sotto e coperto da pellicola.
  • Trascorsa un'ora, riprendere l'impasto, porzionarlo e, sul piano di lavoro spolverizzato di farina, dare la forma di filone. Con queste quantità se ne ottengono due.
  • Porre i filoni a lievitare sulle teglie che andranno in forno, ricoperte di carta forno.
  • Far lievitare i filoni a temperatura ambiente un paio d'ore.
  • Una volta che l'impasto sarà lievitato, accendere il forno a 250°C e porre al suo interno una piccola teglia con dell'acqua, che fornirà il giusto vapore per la cottura.
  • Prima di infornare il pane, andranno praticati dei tagli, come in foto.
  • Quando il forno sarà giunto a temperatura, infornare e cuocere per i primi 30 minuti a 250°, poi abbassare a 200° la temperatura e togliere la teglia con l'acqua, in modo da consentire alla crosta di formarsi. Continuare la cottura per ancora 20 minuti.
  • Spegnere il forno. Attendere qualche minuto, poi sfornare e far raffreddare in posizione verticale.
  • Una volta raffreddati, i filoni vanno spezzati, rigorosamente con le mani, lungo i tagli praticati prima di essere infornati.
  • Porre i pezzi ottenuti in forno ventilato a 180° per circa 3 ore.
  • NB: se dovessero scurirsi troppo in superficie, durante quest'ultima operazione, coprire con un foglio di carta di alluminio.

Altri ingredienti per il piatto finale:
pomodorini q.b.
sale Tecal q.b.
Olio evo Dante Terre Antiche q.b.
origano q.b.
glassa d'aceto balsamico Toschi q.b.

Questa ricetta partecipa al contest di Molino Chiavazza "Confort food"



e al Contest "C'era una volta, ricette d'altri tempi" di Simo di Pensieri e Pasticci, in collaborazione con  Lisa di Dragon Fly Shop



sabato 21 gennaio 2012

Pan carrè al nero di seppia con merluzzo mantecato.........perchè nella vita non sempre è tutto bianco o tutto nero!

Spesso mi son sentita rimproverare di non riuscire a vedere le sfumature della vita.
Questo perchè tendo ad assumere posizioni sempre nette, categoriche: o è tutto bianco o tutto nero.  In realtà sono una di quelle persone per cui difficilmente esistono le mezze misure; penso sempre di saper distinguere il giusto da ciò che è sbagliato, il vero dal falso e per questo mi butto a capofitto in tutte le esperienze, che ritengo essere positive. Viceversa se una cosa o una persona non mi vanno a genio, non ce n'è per nessuno. Così è nel lavoro, nelle amicizie, nella vita di tutti i giorni, nelle discussioni quotidiane. E proprio per questa mia visione delle cose, spesso ho preso di quelle fregature!!!!!!!! Soprattutto nelle amicizie! Di persone che ti voltano le spalle ne ho conosciute a bizzeffe e, oggi, passati abbondantemente i trenta, ci casco ancora! Ma niente da fare. Nonostante tutto io resto così come sono, tra il bianco e il nero,  senza grigio che tenga!
E a voi miei cari lettori, che siate o no a colori, con o senza sfumature, lascio questa ricetta total chic, anch'essa sospesa tra black and white, con cui partecipo alla bellissima iniziativa di Cinzia di Essenza in cucina e My taste for food.




Pancarrè al nero di seppia con merluzzo mantecato


Ingredienti per il pane 
200 gr di farina 0 Molino Chiavazza
125 gr di farina manitoba Molino Chiavazza
180 gr di latte intero
60 gr di burro morbido
15 gr di zucchero
4 gr di lievito secco oppure 12 gr di lievito di birra fresco
8 gr di nero di seppia
  • Nella planetaria (in una ciotola, se si procede a mano), inserire tutti gli ingredienti tranne il burro e il nero di seppia. Azionare la macchina a bassa velocità per un paio di minuti.
  • Quando tutti gli ingredienti si saranno ben amalgamati, portare a velocità 1 e aggiungere il burro a pezzetti e un po' per volta. Lavorare fino a che l'impasto avrà assorbito tutto il burro e avrà raggiunto una buona incordatura. A questo punto, inserire il nero di seppia. Se si lavora l'impasto a mano, utilizzare dei guanti monouso.
  • Porre l'impasto in una ciotola capiente,spennellata d'olio di semi o imburrata.
  • Coprire e lasciar lievitare fino al raddoppio.
  • Quando l'impasto sarà raddoppiato di volume, riprenderlo e su una spianatoia, passare alla formatura, dandogli una forma cilindrica.
  • Disporre l'impasto nello stampo spennellato con olio di semi (stampo a cassetta o quello per plum-cake) e lasciar lievitare fino ad 1 cm dal bordo.
  • Cuocere in forno preriscaldato a 190° per i primi 30' e poi a 180° per altri 15'.
  • Sfornare e far raffreddare su di una griglia.

Ingredienti per il merluzzo mantecato
250 gr di filetti di merluzzi (si possono utilizzare anche quelli congelati)
250 ml di latte intero
125 gr di olio evo Dante
sale dei papi  Tecal qb
aglio a fette Tecal qb
pepe nero Tecal qb

  • Cuocere il merluzzo nel latte, aromatizzato con un po' di pepe.
  • Scolare il merluzzo dal latte, che verrà tenuto da parte e lasciar raffreddare.
  • Nella ciotola di un mixer ad immersione, sbriciolare il pesce con l'aglio e aggiungere l'olio a filo, azionando il mixer ed emulsionando proprio come si fa per la maionese. Se non dovesse risultare abbastanza cremoso, aggiungere il latte di cottura. 
  • Salare se necessario.
Questa ricetta partecipa al contest "Colors and food, what else?"